Ci sono giorni in cui tra i banchi di scuola si progetta il futuro.
Il Chris Cappel College ha ospitato l’associazione fondata da Don Ciotti Libera, da anni in prima linea nella lotta alle mafie.
La scuola è diventata un cantiere di cittadinanza. Questo non è stato un evento isolato ma si inserisce pienamente nelle finalità educative della nostra scuola. L’obiettivo primario è la formazione del cittadino del domani, capace di guardare al mondo con occhio critico e costruttivo.
L’attività con libera ha permesso di superare il concetto tradizionale di aula chiusa. La scuola smette così di essere solo il luogo della lezione frontale diventando un laboratorio aperto.
Il cuore dell’attività è stato un laboratorio che ha visto i ragazzi protagonisti assoluti. Divisi in gruppi, gli studenti hanno ricevuto una sfida: immaginare e progettare una nuova vita per un bene confiscato alla mafia.
I nostri giovani progettisti, armati di cartelloni, penne colori e tanta fantasia, hanno elaborato un vero e proprio progetto sociale definendo non solo la finalità del bene, (centri di aggregazione, biblioteche, case famiglia), ma anche le modalità per reperire i fondi necessari alla loro realizzazione.
La cosa che ha sorpreso è stata la risposta degli studenti. In un’epoca dominata dal digitale e dallo smart phone, i ragazzi hanno abbandonato il famigerato telefonino per riscoprire il valore del confronto.
All’evento hanno partecipato con entusiasmo la Dirigente Daniela Pittiglio e le professoresse Vittoria Moricone, Giuseppina Laviola, Giorgia Avaltroni, Annunziata Bracca, Laura Sanna.
Il tutto coordinato dalle due volontarie dell’associazione Libera Daniela Bucilli e Alice Pettinati.
Non è un caso che questo seme di legalità sia stato gettato proprio al Cris Cappel College. Questa scuola rappresenta di per sé un trionfo dell’amore sulla perdita: costruita in onore dai genitori di Cristian Cappelluti, un giovane talento scomparso troppo presto. La struttura è un istituto di classe non per lusso ma per la nobiltà d’animo con cui è stata concepita. Trasformare un dolore privato in un bene per la collettività è la lezione più grande che possiamo dare a questi ragazzi.
Progetti come questi sono fondamentali per la società, educare i giovani alla gestione dei beni confiscati significa insegnare loro che lo Stato c’è e che ciò che è stato “tolto” con la violenza può tornare ai cittadini sotto forma di servizi opportunità.



