L’uscita di scena di Dan Rossomondo dal ruolo di direttore commerciale della MotoGP segna un passaggio rilevante nella governance del Motomondiale e apre interrogativi concreti sul futuro assetto strutturale della categoria regina a partire dal 2026. Il dirigente statunitense, arrivato con l’obiettivo di imprimere una svolta internazionale e digitale al prodotto MotoGP, lascia infatti un’eredità fatta di progetti ambiziosi rimasti in larga parte incompiuti, come evidenziato anche dalle analisi emerse negli ultimi mesi.
Rossomondo aveva impostato il proprio mandato su alcune direttrici precise: espansione del pubblico globale, rafforzamento della presenza sui mercati extraeuropei, rinnovamento dei format commerciali e maggiore integrazione tra piattaforme digitali e storytelling sportivo. Tuttavia, diversi fattori hanno rallentato o bloccato l’attuazione di questi piani: in primo luogo la difficoltà nel ridefinire i diritti in alcuni mercati chiave, ma anche la complessità del calendario e la resistenza interna a cambiamenti troppo rapidi hanno finito per ridimensionare l’impatto delle sue iniziative.
Dal punto di vista strutturale, il 2026 si preannuncia come un anno di transizione. L’addio del direttore commerciale comporterà una riorganizzazione delle funzioni strategiche all’interno di Dorna (la società che si occupa della gestione commerciale degli eventi sportivi legati al mondo motociclistico), con una possibile redistribuzione delle deleghe tra area marketing, broadcasting e sviluppo eventi. L’obiettivo dichiarato resta quello di rendere la MotoGP più sostenibile e appetibile per sponsor e investitori, ma con un approccio meno centralizzato e più graduale rispetto alla visione portata avanti da Rossomondo.
Uno dei nodi principali riguarda il rapporto tra sport e intrattenimento. Le Sprint Race, introdotte nel 2023 per aumentare l’offerta televisiva e l’engagement del pubblico, non hanno prodotto ovunque i risultati sperati in termini di ritorno economico. Nel 2026 potrebbero essere riviste nella loro collocazione o nel format, senza però rinunciare del tutto a un modello che ha comunque ampliato la visibilità del campionato. Allo stesso modo, si discute di una razionalizzazione del calendario, con meno gare extraeuropee ma eventi meglio strutturati e più sostenibili dal punto di vista logistico.
Sul fronte digitale, la MotoGP continuerà a investire, ma con priorità diverse. L’idea di trasformare la piattaforma in un hub di contenuti continuativi, fortemente orientati al pubblico più giovane, rimane valida, anche se i tempi di realizzazione saranno più lunghi. La partenza di Rossomondo rende probabile un rallentamento di alcune partnership tecnologiche, in attesa di una nuova guida che definisca una strategia coerente con le esigenze sportive e commerciali.
In questo contesto di ridefinizione, anche l’immagine complessiva del campionato è destinata a cambiare. La MotoGP del 2026 punterà meno su operazioni di marketing aggressive e più su una valorizzazione del prodotto sportivo in sé, facendo leva sulla competitività tecnica e sulla rivalità tra i piloti. Non è un caso che l’attenzione degli addetti ai lavori si stia progressivamente spostando di nuovo dalla dimensione commerciale a quella sportiva, considerata il vero motore di fidelizzazione del pubblico.
In questa fase l’incertezza regna comunque anche in pista. Ad un paio di mesi dall’inizio della nuova stagione appare ancora difficile decifrare quali piloti potranno contare su una certa continuità di rendimento e chi sarà il vincente della MotoGP, ma a rimanere indubbia è la passione dei tifosi, in particolare di quelli italiani che dopo 2 anni vogliono rivedere in alto soprattutto ‘Pecco’ Bagnaia. I pronostici, dunque, si intrecciano con le scelte dirigenziali. La stabilità regolamentare prevista fino al cambio tecnico successivo al 2027 dovrebbe garantire equilibrio in griglia, mentre sul piano organizzativo si attende una linea più chiara. Quel che è certo è che il 2026 sarà un banco di prova per capire se la MotoGP saprà rinnovarsi senza snaturarsi, mantenendo un’identità forte in un panorama sportivo sempre più competitivo e globalizzato.


