Il calcio nettunese piange la scomparsa del “capitano“ Gino D’Ammando

Una malattia degenerativa se ne se l’è portato via in appena un mese. Nettuno piange oggi la scomparsa di Gino D’Ammando, 81 anni, che ha fatto la storia del calcio a Nettuno.Affidiamo il suo ricordo ad un’intervista che rilasciò a Silvano Casaldi.“Cos’era il calcio per Gino D’Ammando è spiegato in questa intervista che gli feci […]

Una malattia degenerativa se ne se l’è portato via in appena un mese. Nettuno piange oggi la scomparsa di Gino D’Ammando, 81 anni, che ha fatto la storia del calcio a Nettuno.
Affidiamo il suo ricordo ad un’intervista che rilasciò a Silvano Casaldi.
“Cos’era il calcio per Gino D’Ammando è spiegato in questa intervista che gli feci nel 1997. «Io senza il rettangolo di gioco sono un uomo perso. Per me il calcio è stato sempre il più bel gioco del mondo, sin da quando di nascosto, facendo finta di andare a studiare, buttavo la borsa fuori dalla finestra e andavo al campo del Giannisport dove si allenavano i ragazzi della Roma. Ho cominciato così a innamorarmi di questo gioco senza il quale ancora oggi non potrei vivere. Sarà perché in questi allenamenti ho avuto la fortuna di giocare contro campioni quali Schiaffino e Lojacono. Era uno spettacolo Schiaffino per intelligenza e classe. Mai avevo visto nulla di simile. Prevaleva sempre nei duelli per il possesso della palla che poi governava a testa alta, con una varietà di colpi da entusiasmare tutti. Passaggi dosati, tocchi precisi, palle smorzate e piccoli capolavori nelle azioni conclusive sotto rete. Il mio gioco però s’ispirava di più a Lojacono detto “Il toro”; come lui avevo la prestanza fisica esuberante con la quale riuscivo a sopperire alle carenze tecniche. Negli allenamenti lo marcavo io, mi ci appiccicavo addosso senza soggezione tanto da fargli dire che se lui era un toro, io ero un toro scatenato. Una volta però il mio temperamento mi procurò una grossa amarezza: squalifica a vita per aver colpito l’arbitro durante la gara Nettuno – Sora. Suonava così la sentenza: era il 7 dicembre 1975. Un’ingiustizia che mi fece venire i capelli bianchi, alla quale mi opposi con tutte le mie forze. Presentai ricorso al tribunale della Lega Calcio, contro questa specie di ergastolo. Dopo qualche anno ottenni l’assoluzione ma, anche se non con il Nettuno, io non avevo mai smesso di giocare al calcio”.
Addio Capitano!

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